"Totus tuus” (“Tutto tuo”), le prime parole scritte dal Papa dopo l’operazione

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 25 febbraio 2005 (ZENIT.org).- Le prime parole scritte da Giovanni Paolo II dopo essersi svegliato dall’anestesia in seguito all’operazione di tracheotomia rivelano lo spirito con il quale il Pontefice vive questo periodo di prova.

Secondo quanto reso noto questo venerdì ai giornalisti da Joaquín Navarro-Valls, il Santo Padre, che si trovava già nella sua stanza al decimo piano dell’Ospedale Agostino Gemelli, ha chiesto con un gesto che gli portassero della carta e ha scritto una frase in tono scherzoso (secondo quanto interpretato dal portavoce vaticano): “Ma che cosa mi hanno fatto?”.

Di seguito ha aggiunto “Ma io sono sempre ‘totus tuus’”, “tutto tuo”. Il Pontefice si riferiva al motto da lui scelto per il suo pontificato, in cui pone la propria vita ed il proprio ministero nelle mani della Vergine Maria.

Giovanni Paolo II ha scoperto la formula “totus tuus” quando era operaio in una fabbrica polacca durante la seconda guerra mondiale, in piena occupazione nazista, come egli stesso ha rivelato nel libro “Varcando le soglie della speranza” (1994).

Il 13 gennaio 2004 ha spiegato in un discorso che quelle parole prese dal “Trattato della vera devozione alla Santa Vergine”, scritto circa nel 1712 dal santo francese Luigi Maria Grignion de Montfort, avrebbero cambiato la sua vita.

“Trovai la risposta alle mie perplessità dovute al timore che il culto per Maria, dilatandosi eccessivamente, finisse per compromettere la supremazia del culto dovuto a Cristo”, ha riconosciuto.

“Sotto la guida sapiente di san Luigi Maria compresi che, se si vive il mistero di Maria in Cristo, tale rischio non sussiste”, ha affermato.

“Totus tuus ego sum, et omnia mea tua sunt”, scrisse san Luigi Maria, che si può tradurre come “Io sono tutto tuo, e tutto ciò che è mio ti appartiene”.

Scrivendo “totus tuus”, Giovanni Paolo II rinnova il suo affidamento a Dio attraverso le mani di Maria. Le prime interpretazioni giornalistiche scrivono che la formula conferma, inoltre, la sua disponibilità a proseguire nello svolgimento della missione che gli è stata affidata.

27/2/05, Zenit.org