Il lavoro trasforma il povero da “problema” a “risorsa”, afferma il cardinal Martino

ROMA, venerdì, 25 febbraio 2005 (ZENIT.org).- “Il lavoro trasforma il povero da ‘problema’ di cui occorrerebbe prendersi carico a ‘risorsa’ che è attivamente capace di farsi carico dei bisogni propri e della comunità in cui vive”, afferma il cardinale Renato Martino.

Il Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace è intervenuto in questo modo nel corso della presentazione del rapporto dell’Ufficio Internazionale del Lavoro di Ginevra (ILO) “Una globalizzazione giusta: creare opportunità per tutti”, tenutasi il 25 febbraio nella sede dell’Università Pontificia Lateranense, a cui ha partecipato anche il Direttore generale dell’ILO, Juan Somavia.

Il Rapporto è stato pubblicato il 24 febbraio 2004 dalla Commissione mondiale sulla dimensione sociale della globalizzazione. Questo organismo, istituito dall’ILO nel 2002 e composto da 26 membri tra cui accademici, politici e rappresentanti di diverse organizzazioni, era presieduto da Tarja Halonen, Presidente della Finlandia e da Benjamin William Mkapa, Presidente della Tanzania.

Prendendo spunto dall'indicazione contenuta nel Rapporto e ripresa dal Direttore generale Somavia di fare del decent work– definito dall’ILO come il “lavoro che conduce verso condizioni di libertà, equità, sicurezza e dignità umana” – un obiettivo globale, Martino ha detto che “è il momento perché si metta al primo posto, nella azione per una globalizzazione equa, la questione del lavoro umano e della sua dignità”.

“Il lavoro è, infatti, la chiave della questione sociale” ha spiegato il cardinale, “il lavoro, riconosciuto ed apprezzato, è la chiave perché la singola persona possa uscire in modo sostenibile dalla povertà assoluta; è la chiave per il cambiamento della società e delle istituzioni”.

Citando il Compendio della dottrina sociale della Chiesa, il Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha ribadito che “il lavoro è la causa efficiente dello sviluppo” e che da esso “occorre partire per soddisfare la necessità di produrre beni in quantità sufficiente, di qualità adeguata, usando in modo efficiente le risorse, tecniche e materiali” (nn. 317-322).

Il porporato ha sottolineato poi che “è l’uomo il protagonista dello sviluppo, non il denaro o la tecnica, mentre concezioni riduttive tendono a ridurre progressivamente l'uomo ad una delle variabili del mercato, ad una merce di scambio, ad un fattore del tutto irrilevante delle scelte più decisive”.

Secondo il cardinale “le azioni per una globalizzazione equa, per ridurre la povertà e le diseguaglianze, che perdessero di vista la centralità del lavoro, sarebbero destinate a non essere neppure economicamente sostenibili”.

Il cardinal Martino ha poi precisato quanto importante sia il lavoro per la difesa della persona. E’ infatti l’esperienza del lavoro, “che rende protagonisti del proprio sviluppo”, e che “fa rinascere nelle persone la consapevolezza della propria dignità e la capacità di difendere i propri diritti”.

“Dalla centralità del lavoro per la crescita economica e per lo sviluppo di tutto l'uomo e di tutti gli uomini – ha continuato il porporato – discende l’importanza estrema di uno sforzo ampio e continuativo di educazione al senso pieno del lavoro: non si tratta solo di trasmettere conoscenze e abilità tecniche, ma di reale educazione”.

Il cardinale ha rilevato quindi che “ai molti giovani, specie residenti nelle aree meno sviluppate, non manca solo un posto di lavoro dignitoso, ma la consapevolezza di essere persone uniche, preziose, chiamate ad una responsabilità nel collaborare all’opera della creazione”.

“Occorre dunque – ha sottolineato Martino – che ci sia una educazione alla dimensione soggettiva del lavoro”, specie nel contesto attuale, “dove tutti concordano che la risorsa strategica per lo sviluppo sia la conoscenza, la quale per sua natura proviene dalla persona e si trasmette attraverso relazioni fra persone”.

“In un certo senso, i talenti anche relazionali di ciascuna persona hanno una destinazione universale”, ha infine concluso.

27/2/05, Zenit.org