Il Papa ricorda l’ardente fede e la testimonianza cristiana di don Giussani

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 24 febbraio 2005 (ZENIT.org).- Nel ricordare la figura di don Luigi Giussani, Fondatore di Comunione e Liberazione, morto martedì scorso all’età di 82 anni, Giovanni Paolo II ha messo in luce la fedeltà alla Chiesa e ai suoi pastori del sacerdote originario di Desio e il suo zelo nell’invitare tutti ad un “personale incontro con Cristo”.

Le parole del Santo Padre sono contenute in un messaggio letto da monsignor Stanislaw Rylko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, durante le Esequie funebri celebrate questo giovedì, 24 febbraio, nel Duomo di Milano, dal cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo della città, alla presenza di numerose autorità civili e religiose.

Molti i giovani da tutta Italia e dai Paesi in cui è forte la presenza di CL – in particolare da Spagna, Brasile, Argentina, Uganda, Nigeria –, che hanno voluto assistere, nonostante la pioggia, alla celebrazioni del rito funebre, reso possibile grazie al maxi-schermo allestito sul sagrato del Duomo.

Nei giorni scorsi sono state quasi 45 mila le persone che si sono recate a tributare l’estremo saluto alla salma di don Giussani collocata nella Camera Ardente presso la cappella dell'Istituto “Sacro Cuore” di Milano.

Nella sua lettera, il Pontefice ha voluto esprimere la propria spirituale vicinanza a tutti coloro che si sono stretti intorno ai resti di don Giussani che ha saputo accettare la malattia e gli ultimi momenti di sofferenza “con spirito di sereno abbandono alla volontà divina e di generosa partecipazione al mistero della croce di Cristo”.

Nel richiamare i suoi ricordi personali legati al sacerdote recentemente scomparso il Santo Padre scrive: “Ho avuto varie occasioni di incontrare Mons. Luigi Giussani e di ammirarne l’ardente fede, che si traduceva in una testimonianza cristiana capace di suscitare, specialmente tra i giovani, larga e convinta accoglienza del messaggio evangelico”.

“L’intera sua azione apostolica si potrebbe riassumere nell’invito franco e deciso, che egli sapeva rivolgere a quanti lo avvicinavano, ad un personale incontro con Cristo, piena e definitiva risposta alle attese più profonde del cuore umano”, ha detto.

Giovanni Paolo II ha quindi ripercorso brevemente le tappe che hanno portato alla nascita del movimento di Comunione e Liberazione, a partire dall’esperienza maturata nelle aule del liceo di “Berchet”, a Milano.

In quel liceo infatti, dal 1954 al 1964, don Giussani dà vita ad un’iniziativa di presenza cristiana chiamata Gioventù Studentesca, con cui cerca di avvicinare i ragazzi della Milano bene al mistero del Verbo fatto Carne, in “un dialogo aperto ed incessante” condotto attraverso “le verità della fede”.

La sigla attuale, Comunione e Liberazione (www.clonline.org), Movimento ecclesiale attualmente presente in più di 70 Paesi nei cinque continenti, compare per la prima volta nel 1969. Nel 1982 il Pontificio Consiglio per i Laici lo riconosce come Associazione di fedeli di diritto pontificio.

“Cristo e la Chiesa: sta qui la sintesi della sua vita e del suo apostolato. Senza mai separare l’uno dall’altra, ha comunicato attorno a sé un vero amore per il Signore e per i vari Papi che ha conosciuto personalmente”, ha detto.

“Difensore della ragione dell’uomo, don Giussani è stato un profondo conoscitore della letteratura, della musica e un convinto valorizzatore dell’arte come strada che conduce al Mistero”, ha detto.

Gli anni trascorsi nel seminario diocesano di Milano furono per don Giussani anni di studio intenso e di grandi scoperte, come la lettura di Giacomo Leopardi con la quale, raccontava egli stesso, soleva talvolta accompagnare la meditazione dopo l’Eucaristia.

Ad educarlo alla musica fu in particolare il padre Beniamino, socialista di tendenze anarchiche, il quale spendeva i pochi soldi risparmiati per invitare a casa la domenica gruppi di musicisti. Don Giussani, fece tesoro di questa passione, anche durante gli anni del suo insegnamento al liceo Berchet “quando – racconta – per dimostrare l’esistenza di Dio andavo a scuola con un giradischi e facevo sentire Chopin e Bethoven”.

“Amo ricordarlo come maestro di umanità e difensore della religiosità inscritta nel cuore dell’essere umano”, ha di seguito affermato il Pontefice.

“Chiedo a Dio che quanti lo hanno conosciuto e incontrato sulla loro strada, sperimentando le meraviglie che il Signore ha compiuto in loro attraverso la sua testimonianza, ne seguano fedelmente le orme e mantengano viva la sua intuizione carismatica”, ha infine concluso.

Nella sua omelia, il cardinale Joseph Ratzinger, Presidente della Congregazione per la Dottrina della Fede, presente a nome del Santo Padre, ha sottolineato la strenua ricerca della “bellezza infinita” che animava il sacerdote di Desio, appagata in Cristo, “strada della vita”.

“Ha sempre tenuto fisso lo sguardo della sua vita, del suo cuore verso Cristo” ed ha capito “in questo modo che il cristianesimo non è un sistema intellettuale, un pacchetto di dogmi, un moralismo, ma che il cristianesimo è un incontro, una storia d’amore, e un avvenimento”.

L’ “innamoramento in Cristo” lontano “da ogni entusiasmo leggero, da ogni romanticismo vago”, lo aveva spinto a capire “che incontrare Cristo vuol dire seguire Cristo” anche attraverso “una strada, un cammino che attraversa come abbiamo sentito nel Salmo anche ‘valli oscure’”.

Giussani sapeva che “seguire Cristo è attraversare valli oscure, vuol dire andare sulla via della croce e tuttavia vivere nella vera gioia”.

Don Giussani “non voleva essere un padrone, voleva servire”, e “servendo (…) dando la vita, questa sua vita ha portato un frutto ricco come vediamo in questo momento” rendendolo “realmente padre di molti”. E “avendo guidato le persone non a sé ma a Cristo ha guadagnato i cuori ed ha aiutato a migliorare il mondo, ad aprire le porte del mondo per il cielo”, ha continuato il prelato.

“Questa centralità di Cristo nella sua vita gli ha dato anche il dono di discernimento di decifrare in modo giusto il segno dei tempi, in un tempo difficile pieno di tentazioni”, ha affermato il porporato.

Il Cardinale ha ricordato come negli anni intorno al ‘68, un primo gruppo dei seguaci del suo Movimento era andato in Brasile, e di fronte alla povertà estrema delle favelas aveva provato “la tentazione grande di dire adesso dobbiamo per il momento prescindere da Cristo, prescindere da Dio, perché ci sono urgenze più pressanti”.

Di fronte alla “tentazione grande di questo momento di trasformare il cristianesimo in un moralismo, e il moralismo in una politica, di sostituire il credere con il fare”, monsignor Giussani grazie alla sua fede fu capace di rimarcare la centralità dell’incontro con Cristo, ha spiegato il cardinal Ratzinger.

Nel discorso tenuto successivamente dal cardinale Tettamanzi, il porporato ha voluto “ringraziare il Signore, in un modo del tutto particolare, per il dono di monsignor Luigi Giussani” che di Comunione e Liberazione “è stato sempre, senza sosta, l’anima e la guida apprezzata e ricercata”, e che ha “effuso la sua straordinaria e instancabile passione di educatore” in questa Chiesa ambrosiana dove “è nato come uomo e come cristiano”.

Stesse parole di gratitudine sono state espresse da don Julian Carròn, successore di don Giussani alla guida di CL, il quale ha detto: "Il tuo sguardo non potrà mai scomparire dai nostri occhi. Quello sguardo attraverso cui ci siamo sentiti guardati da Gesù".

"L’unità tra di noi è il dono più prezioso. Chiedo la grazia, per la responsabilità affidatami da don Giussani, di poter servire questo dono dell’unità", ha così concluso.

Il feretro di don Giussani, accolto all’uscita del Duomo da un applauso interminabile, è poi stato portato al Famedio, l'area del cimitero Monumentale di Milano riservato alle personalità, dove sarà sepolto.

24/2/05, Zenit.org