Meditazioni sulla Bellezza
(ritiro del Gruppo: dicembre 2003)

Primo aspetto che vorrei evidenziare è il modo in cui noi cerchiamo ciò che è bello. La domanda sostanziale è: cerco ciò che è bello per me, secondo il mio istinto, il mio sentimento, o ciò che è veramente bello? Talvolta sembra circolare un pensiero secondo il quale ogni pensiero è equivalente allaltro: dato che siamo liberi di pensarla in maniera diversa, allora ogni modo di essere è equivalente allaltro, non ci sarebbe nessuna differenza sostanziale tra le prospettive in cui si vedono le cose. Ma una Bellezza vera esiste, anche se esistono diversi gradi di percepirla. Facciamo un esempio pratico. Cè una persona ipotetica che sostiene che gli uomini sono onesti e sinceri, le donne sono ipocrite.; oppure, cè una donna immaginaria secondo la quale, tutti gli uomini sono materialisti, mentre le donne badano più ai sentimenti, e quindi sono sostanzialmente più giuste. Noi tutti possiamo trovare brandelli di verità in queste affermazioni: brandelli ho detto perché, nella nostra vita abbiamo sostanzialmente constatato che sono fondamentalmente false. E come lo abbiamo verificato? Con tutti gli strumenti e i doni che Dio ci ha dato: la ragione e il senso critico, il buon senso, lamicizia, gli ideali, la Fede. Alla stessa maniera personalmente. opero un discernimento sui modi di pensare e di essere. In questo discernimento, un aspetto fondamentale ha il mettersi nei panni di altri e provare a ragionare. Personalmente ho constatato come, accanto a opinioni sostanzialmente false, si accompagna una riduzione della bellezza e un incremento della bruttezza e quindi della tristezza. Ho verificato personalmente come la non-ricerca della verità, ma anche il seguire verità false porti a un decremento notevole della bellezza della vita, e una crescita delle sofferenze. Così, constatiamo, come i personaggi ipotetici descritti sopra, con le loro affermazioni, ci diano una misura della loro non-bellezza, o quantomeno del loro attaccamento alla bruttezza, anche se inconsapevole. E ci mostrano pure quanto hanno in passato sofferto o quanto stanno soffrendo adesso, o in futuro, perché ingannate da prospettive false. Allora, partiamo dalla consapevolezza che nella vita dobbiamo stare in crescita continua, dobbiamo scoprire nuovi modi di cercare il bello, di migliorare tutto ciò che ci rende più belli. Allora la ricerca della bellezza deve accompagnarsi necessariamente con limpostazione dei punti fermi della nostra vita: cioè, i principi, gli ideali che mettiamo alla base della nostra vita devono rispondere a un criterio di bellezza. I punti fermi li cerchiamo partendo dal tentativo di essere felici, o almeno sereni, pieni di speranza e di buoni valori. La ricerca della bellezza diventa così un anelito a ciò che mi fa crescere nella mia bellezza, che è cosa assai diversa dallaccaparrarsi per se stessi ciò che è buono e bello; atteggiamento, questo, che non migliora la nostra bellezza personale, casomai la svilisce.


Personalmente ho constatato come, la crescita nelle virtù, non ultima la Fede, determini un miglioramento evidente nella bellezza di una persona: e ciò vale anche nella ricerca del fidanzato/a o comunque nel rapporto di coppia. In pratica, lamore rende belli. Ma questo è vero in genere: tuttavia non tutti coltivano una bellezza in cui hanno una posizione primaria le virtù. Spesso la bellezza esteriore, più appariscente, ma anche meno duratura, colpisce i nostri interlocutori; anche qui però è buono e conveniente cercare la Verità. La ricerca della Verità mi fa constatare spesso come persone che fisicamente sono assolutamente normali, vengono considerate belle, magari perché possiedono dei pregi caratteriali, talvolta quasi dalla nascita, talaltra coltivati pazientemente. Le virtù allora, in verità, hanno decisamente il potere di rendere bella una persona. Ad esempio le cosiddette Virtù cardinali(1) , ovvero virtù umane che sono atti dellintelligenza e della volontà con le quali ordiniamo le nostre passioni e perseguiamo liberamente il bene: - la prudenza, con la quale discerniamo in ogni circostanza il vero bene da compiere e i mezzi per raggiungerlo, applicando i principi morali ai casi particolari; - la giustizia, la quale, ricercata in maniera costante e non quando i fatti me lo impongono, consiste nella ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto; - la fortezza, particolarmente bella, perché, nelle difficoltà, assicura la determinazione e la costanza nella ricerca del bene; - la Temperanza, con la quale orientiamo al bene i nostri appetiti sensibili; virtù che dunque si presenta in forte relazione con la prudenza e la giustizia.
(1) Cioè che hanno funzione di cardine Dicevo che la percezione della bellezza non è uguale per tutti. Cè chi esalta la bellezza esteriore, destinata in breve a spegnersi, cè chi cerca più una bellezza sostanziale, più duratura. Quando la bellezza si riferisce alle persone, in funzione di un rapporto di coppia, spesso si parla di bellezza esteriore e b. interiore. Pers. distinguerei tra bellezza esteriore e b. complessiva. Questultima mi permette di vedere la reale capacità di amore che ha quella persona, avendo attenzione però allastenermi dal giudizio, perché non possiamo mai sapere cosa cè nel cuore di una persona. Questo atteggiamento con cui ci sforziamo di vedere come Dio, in realtà ci conviene, ma non in una maniera utilitaristica, bensì per il bene nostro, della nostra fidanzata e di ci sta attorno. Infatti, se cerchiamo la vera bellezza, nei rapporti interpersonali e in particolare nellamicizia e nei rapporti di coppia, ci rendiamo conto questa bellezza è vera quando serve per ledificazione non solo dellamico/fidanzata, ma anche di chi ci sta attorno. Spesso infatti succede che, quelle che avrebbero lapparenza di amicizie, sembrano più Alleanze in cui ci si favorisce reciprocamente, senza ricercare il bene reale; mentre in diverse coppie, quello che dovrebbe essere un legame damore, diventa un patto utilitaristico finalizzato ad appagare egoismi reciproci, tanto relativi allappetito sensibile, quanto più semplicemente alla compagnia reciproca, o comunque allutile vicendevole, ma priva di una finalità particolare al bene. In realtà, i doni che Dio ci fa sono destinati, sì, a noi, ma devono essere da noi opportunamente amministrati perché ne goda anche chi ci sta attorno. Infatti se così avviene, gioiamo pienamente di quei beni, in quanto, di conseguenza, la nostra buona gestione migliora tutto ciò che ci sta attorno, le amicizie, la famiglia, il lavoro e quantaltro. Ad esempio, un fidanzamento, ma anche una amicizia vissuta nel bene migliorerà certamente i rapporti con i miei altri amici: e ciò produce un circolo virtuoso in quanto la crescita in bellezza nelle amicizie si riflette decisamente in maniera positiva nella amicizia o nel fidanzamento vissuto nel bene. Importante allora è il discernimento nelle situazioni in cui dobbiamo operare una scelta, che in pratica sono continuamente presenti in tutti i giorni della vita. Il discernimento serve a individuare ciò che è bello rispetto al brutto, ma talvolta anche a individuare il bello rispetto al meno bello; e addirittura talvolta a cercare il male minore, quando non si può fare un bene. Ma è necessario allenarsi nello sforzo della scelta, alla stessa maniera in cui ci si allena nello sport, per fare in modo che siamo sempre pronti e scattanti nel ricercare la Verità senza accontentarci di risposte date da altri, magari anche affrettate. In questa maniera si otterrà una percezione della bellezza che non segue il capriccio o lappetito, ma che riguarda la profondità del cuore di ogni uomo. Per questo fine, importante è la preghiera, cioè la relazione di amore con Dio. In questa relazione noi siamo consapevoli che Dio ci vuole sempre bene; e se ci accade qualcosa di negativo, dobbiamo sempre tendere alla Bellezza, e pensare che Dio permette che accadano certi avvenimenti, ma certo non ne gode; anzi Dio gode nel dispensare i suoi benefici ai suoi figli (cfr. Sap 1,13). E necessario però tenere sotto controllo i propri sentimenti perché questi, nella loro irruenza, possono spingerci a perdere la via della Bellezza. Ci accorgiamo allora che nella ricerca della bellezza le cosiddette virtù teologali, hanno anchesse una particolare capacità nel renderci belli; ma anche di renderci più contenti e gioiosi: - La Fede: virtù con la quale noi crediamo in Dio e in tutto ciò che Egli ci ha rivelato, e che la Chiesa ci propone a credere. La Fede però, per essere veramente tale nella sua bellezza, deve accompagnarsi allamore e alla Speranza. Infatti la fede senza le opere è morta (Gc 2, 26); mentre secondo San Paolo se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi lamore, non sono nulla. (1Cor 13, 2). La fede deve sempre essere accompagnata dalla fortezza, in quanto è necessario convertirsi sempre, ogni giorno nella preghiera. Dice Gesù infatti che come il giudice iniquo finisce per acconsentire alle richieste continue di giustizia della vedova, a maggior ragione Dio farà giustizia dei suoi eletti che gridano a lui giorno e notte (Lc 18, 1-8). La Fede, nella sua nascita e crescita continua, genera gioia e letizia danimo. Risulta allora quasi naturale che essa venga professata e testimoniata: daltra parte Gesù stesso dice che riconoscerà solo chi riconoscerà lui stesso come Signore davanti agli uomini (Mt 10, 32-33). Si dovrà però aver cura della lontananza dei nostri interlocutori, ed osservare dunque una certa prudenza; che significa delicatezza e non ipocrisia, perché la verità si può portare poco alla volta nella normalità dei casi; e lamore verso Dio cresce gradualmente, man mano che si coltiva nella preghiera. - La virtù della Speranza con la quale desideriamo il regno dei Cieli e la vita eterna come nostra felicità. Talvolta capita di ascoltare chi dice che bisogna aver coraggio e ammettere che dopo la vita non cè nulla, senza crearsi fantasie di vita che non esistono. Ebbene, a mio avviso, questo è un esempio lapalissiano di accartocciamento nella bruttezza, perché si usa il termine coraggio, di suo positivo, per indicare che bisogna credere in qualcosa di irragionevole e brutto. In realtà nulla è mai stato dimostrato scientificamente su questo aspetto: daltra parte, mostrando con fare superbo certe concezioni, non si fa altro che mettere in bella mostra quanta bruttezza abbiamo permesso che si attacchi al nostro cuore. Spesso, quelle stesse persone che si sentono figlie dei lumi della ragione, dimostrano una forte irragionevolezza nel ricercare la Verità con criteri solo scientifici, senza affidarsi al buon senso, che se reale, conduce spesso alla bellezza e alla verità in armonia con la ragione stessa. - La carità, cioè lamore: esempio più alto di amore ce lo ha dato Gesù che, pur oltraggiato, non rispose con oltraggi, ma amò i suoi fino alla fine (Gv, 13,1). Lamore è il comandamento nuovo che dà Gesù: dallamore che abbiamo tra di noi riconosceranno che siamo suoi discepoli (Gv 13, 34-35). Dice San Paolo che tutto ciò che è virtù senza lamore non giova a nulla; lamore è superiore a tutte le virtù ed è la prima delle virtù teologali (1Cor 13,13). Lamore ha come frutti la pace, la gioia e il perdono. A mio avviso lamore è il fondamento della vita, tanto che San Giovanni della Croce ha detto che al tramonto della vita saremo giudicati sullamore; invece per metterne in rilievo limportanza SantAgostino ha usato una espressione particolarmente bella: Ama, e fa ciò che vuoi. Infine Nostro Signore Gesù ha detto che non andrà nel Regno dei cieli chi lo chiamerà Signore, Signore, ma chi ha fatto la volontà di Dio(Mt 7, 21-27). In questo modo si armonizza il rispetto che ha Dio per la nostra libertà, lamore che ci ha dato incarnandosi in Gesù e morendo per noi, e il desiderio di Dio che noi cresciamo nellamore verso di lui e dunque verso i fratelli per diventare belli ai suoi occhi. Nella ricerca delle virtù noi puntiamo alla gioia, a vivere una vita piena, ma piena di bellezza, di una bellezza vera. È per questo che chiunque, anche chi si professa ateo o agnostico, dovrebbe aver a cuore la propria disposizione danimo a fare il bene: disposizione che deve essere sostanzialmente ferma e abituale. Talvolta si dice che labitudine potrebbe svuotare la bontà e la bellezza di un atto, in quanto questo potrebbe essere compiuto meccanicamente. Quando si ragiona così, tuttavia, si dimentica che: - Latto rimane bello in se stesso in quanto latto di amore comporta comunque uno sforzo fatto nella gioia e nella gratuità; - Per perfezionare la bellezza di una azione damore, è comunque importante tenere a mente e nel cuore il proprio ideale di bene, che nella sua forma più alta si esprime con lamore verso Dio; - In questo modo noi compiamo il vero bene, perché costantemente, in ogni piccolo atto della vita, ci chiediamo quale è il vero bene da perseguire; qual è la volontà di Dio Ad esempio personalmente mi sono reso conto che, se nella preghiera personale è molto bello che io vada al mio ritmo, quando si prega insieme diventa più bella la condivisione, quindi adeguarsi ad una velocità normale, piuttosto che seguire le mie, proprie, esigenze. La bellezza così, nella sua essenza viene percepita da tutti, anche se con gradi diversi, e si manifesta come la vera bellezza Bisogna allora avere discernimento su ciò che è bello, ma anche su ciò che con è compiutamente brutto, ma piuttosto che rappresenta un rischio. Un esempio pratico è il seguente: se una persona è bella fisicamente, può avere il rischio di insuperbirsi e crogiolarsi su questa bellezza peritura; oppure un altro rischio può essere quella di lasciarsi sedurre da persone che sono intenzionate a legarsi sentimentalmente a lui/lei solo per un motivo estetico o comunque superficiale. Questo però non significa che la bellezza fisica sia un male. Alla stessa maniera, tornando alla disposizione ferma e abituale a compiere il bene(2) , vediamo come labitudine a compiere il bene è veramente bella, anche se come ogni bellezza, contiene un rischio relativo: che, abbiamo detto sopra, può essere quello di fare il bene in forza del fatto che così sempre si è fatto e perdendo di vista lideale primario. Ma lideale primario è Dio perché Il fine di una vita virtuosa consiste nel divenire simili a Dio (3). Dio infatti è autore della bellezza (Sap.13,3) e dalla bellezza delle creature si conosce per analogia lautore (cfr. Sap 13,5). Per somigliare a Dio è necessario un rapporto di amore, e quindi dedicare del tempo solo ed esclusivamente a Dio, in vari modi che vanno dalla preghiera alla partecipazione alla Messa ricevendo Gesù, dalla confessione e direzione spirituale, allascolto personale e collettivo della parola di Dio.
La preghiera costituisce la modalità elettiva con cui ci uniamo in amore con Dio, lo amiamo per la sua Bellezza, e per suo Amore sconfinato. La preghiera allora è amore per la Bellezza perché si rivolge a Dio che è Somma e vera Bellezza. La Preghiera infatti, se da un versante comporta sempre uno sforzo personale, permette altresì di instaurare un rapporto dAmore con Dio, che porta pace, gioia, serenità. Non di rado personalmente ho constatato che la preghiera è riuscita a sedare in me stesso, con grande piacere, situazioni di forte irritazione. La preghiera è un atto profondamente bello e che rende belli perché chi prega è umile, cerca la Verità, è pieno di Speranza e si dispone a ricevere lamore di Dio per donarlo agli altri. In questo senso, il cristiano dovrebbe opporsi alla mentalità del mondo, mantenendo la vigilanza, perché senza la dovuta attenzione, corriamo il rischio che concezione materialiste e sostanzialmente tanto brutte quanto non vere, possano attecchire nel nostro cuore. Ad esempio bisogna progressivamente liberarsi dalla concezione secondo cui vero sarebbe solo ciò che è verificato dalla scienza: pregare invece è un mistero che oltrepassa la nostra coscienza e il nostro inconscio. Oppure bisogna combattere il pensiero per cui bisogna eliminare tutto ciò che è improduttivo e quindi la preghiera (inutile appunto, perché improduttiva)(4) . Chi prega invece crea un rapporto di amore con Dio, si riempie dellamore di Dio: di questo amore ne avranno piena percezione chi ci sta attorno; ma misteriosamente anche tutto il mondo. Inoltre, chi prega cerca la verità perché compie un costante allenamento nel credere nellesistenza e infinita bontà e Bellezza di Dio, perché pregare non è una operazione psicologica, per quanto potrebbe essere buona, e neanche uno stato di profonda concentrazione. Altro rischio che si può correre è di pregare solo quando si ha voglia, quando si sente il sentimento, e non cè aridità. In realtà la preghiera porta i suoi maggiori frutti, umani e spirituali, nel combattimento e nel vuoto del sentimento. Un amore è tale perché è gratuito e solo così rimane compiutamente bello. Pregare solo quando si ha voglia è come un marito o una moglie che vuole bene solo quando è ispirato, quando ne ha voglia: chi di noi lo/la vorrebbe? Chi di noi penserebbe che questo atteggiamento della moglie/marito o fidanzata/o sia bello realmente? La preghiera inoltre, invocando lo Spirito Santo, permette di farci crescere in bellezza perché ci consente di vedere con più chiarezza i nostri difetti per combatterli efficacemente. Infatti chi non cresce, decresce, perché lamore quando cè non può accontentarsi di rimanere stazionario(5).
(2) Catechismo della Chiesa Cattolica, 1803 (3) San Gregorio Di Nissa, CCC 1803 (4) CCC, 2727 (5) Santa Teresa dAvila, Il castello interiore (Settima dimora, cap. IV, par.10)
Per crescere nella bellezza, importante è anche il sacramento della penitenza e riconciliazione, che nasce da una contrizione personale, ovvero dal dolore dellanimo e la riprovazione del peccato commesso accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire(6) . La contrizione, nella sua forma più bella nasce dallamore Verso Dio (contrizione perfetta), mentre la contrizione imperfetta è quella che deriva dal timore della dannazione eterna. o dalla considerazione della bruttura del peccato Infatti il peccato è un dispiacere che diamo a Dio(7) , e una incrinamento nel rapporto con lui; seppur Dio rimane sempre in paziente attesa del nostro ritorno. Con la confessione inoltre ci ri-avviciniamo alla Chiesa, e questo è vero anche in senso ampio, in quanto anche noi compiamo un atto con il quale mostriamo amore verso la Chiesa. Gesù stesso ha legato questo sacramento allazione dello Spirito Santo quando, apparendo agli apostoli disse: Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi (Giovanni 20, 22). La confessione è dunque una opportunità di incontro con la Bellezza, che è Gesù, e di ricevere lo Spirito Santo col quale cresciamo in bellezza. Ciò è particolarmente vero quando alla confessione si accompagna la direzione spirituale, con la quale ci mettiamo in condizione di capire i nostri limiti nella crescita delle virtù, grazie allaiuto di un sacerdote, pure lui in crescita, e che tuttavia rappresenta Gesù Cristo. Molti cristiani(8) tuttavia percepiscono la confessione come fosse una sorta di tributo che bisogna pagare: se abbiamo sbagliato bisogna umiliarsi e confessare ad un uomo questo peccato. E questa sensazione mortificante può condurre ad un rifiuto del sacramento e alla triste affermazione:Dico direttamente a Dio i miei peccati. A mio avviso la confessione va vista positivamente come occasione di grazia, cioè come occasione per entrare in intimità con Dio e la sua infinita Bellezza, per poter essere guariti e rinnovati. Per certe fasce sociali sembrerebbe che la confessione sia stata soppiantata dalla psicanalisi. Di fatto cè un principio comune fra la psicanalisi e la confessione: la psicanalisi infatti si basa sul principio per cui, per liberarsi veramente da traumi e nevrosi che portiamo nellinconscio, bisogna manifestarli con la parola, dare loro un nome. Questo lo aveva ben capito il Signore, che nella confessione ha voluto valorizzare questo elemento della psicologia umana, elevandolo ad un occasione di grazia, e quindi di bellezza. Il motivo per cui la Chiesa Cattolica non prevede la confessione mentale dei peccati a Dio, come nella tradizione protestante, è proprio perché siamo fatti anche di corpo, perché i nostri sbagli hanno determinato delle ferite. Abbiamo dunque bisogno, per liberarcene veramente, di mettere la nostra firma, di assumercene la responsabilità: questo è il primo passo. Ma poi abbiamo anche bisogno di sentire che la voce di Gesù ci dica, attraverso il sacerdote: Sei perdonato, va in pace.

(6) CCC 1453 (7) Offesa a Dio, CCC 1440 (8) Su questa parte relativa a confessione e psicanalisi, cfr. Il Soffio dello Spirito di Padre Raniero Cantalamessa, Cap3
La bellezza per un cristiano dovrebbe venire ricercata nella Eucaristia, che è la fonte della vita cristiana, istituita da Gesù durante lultima cena. Noi cerchiamo la bellezza in Gesù-eucaristia perché percepiamo la bellezza di un Dio fattosi uomo e torturato e ucciso per amore. Daltra parte, già leggendo il Vangelo, ci rendiamo conto di come la persona di Gesù si riveli affascinante e sorprendente per un insieme di contrasti della sua personalità che tuttavia si armonizzano in una sintesi superiore che non si incontra in alcuna altra personalità della storia. Sensibilissimo è stato anche Gesù nel comprendere come noi abbiamo bisogno, nella nostra ricerca di Dio, di azioni con le quali esprimiamo il nostro amore per Lui. Se è vero infatti che, al limite, anche il vedere un paesaggio con sguardo di meraviglia può essere già una preghiera, non di meno abbiamo bisogno di gesti concreti con i quali: ci ri-consacriamo ai nostri ideali di Bellezza, nel piccolo; con i quali amiamo Dio dal profondo del cuore e con tutte le nostre forze, nel grande. NellEucaristia è contenuto veramente il Corpo e il Sangue del Nostro Signore Gesù Cristo, con lanima e la divinità, quindi tutto intero. Se ci prepariamo bene a questo incontro con Dio, con un esame di coscienza, o con la Riconciliazione se si è commesso un peccato grave, possiamo ricevere tutti i frutti della Comunione che accrescono la nostra bellezza. La Comunione infatti:
  • Migliora la nostra intimità con Gesù. Il Signore infatti dice: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui (Gv 6, 56). Migliorando la nostra intimità con Gesù, diventiamo sempre più simili a Dio, fonte di Bellezza;
  • Ci fortifica e ci alimenta nella crescita della nostra vita cristiana, che ci porta a maturare nelle virtù e quindi a migliorare in bellezza
  • Ci purifica dai peccati commessi e ci aiuta a preservarci da quelli futuri; aumenta così la bellezza, perché il peccato è brutto
  • Aumenta lamore che nella vita di ogni giorno tende ad indebolirsi; e lamore rende belli
  • Ci unisce tra di noi, quindi unisce la Chiesa in un solo corpo, Chiesa intesa in senso ampio come cristiani: lunione è frutto dellamore che a sua volta rende belli.

Per mantenere un atteggiamento bello di abbandono e fiducia in Dio è necessario tornare ad essere bambini. Gesù stesso lo dice: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso (Mc:10,15). Essere bambini significa mantenere, e preservare dagli attacchi esterni, un atteggiamento di meraviglia verso tutto ciò che è stato creato da Dio; ma allo stesso tempo avere quella prudenza e quella sapienza che mi consentono di guardare sempre alla bellezza senza farmi influenzare da false concezioni. Gesù stesso dice: Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe (Matteo 10:16). La semplicità di Gesù mi fa pensare ad un modo di essere in cui si persegue un obiettivo buono con mezzi appropriati e diretti, nella giustizia: ad esempio se voglio ispirare fiducia negli altri, lavorerò per essere costante nella ricerca del bene, ed eviterò di parlar male degli altri per apparire bello. Con prudenti come serpenti Gesù sembra indicarci che lingenuità di per se non è buona: bisogna stare attenti a chi ci circonda e ai modi di essere falsi, che ci imbruttiscono. Facciamo un esempio: talvolta circola lidea per cui la nel rapporto sessuale tra due persone tutto è consentito, basta che ci sia il consenso. Ma tutto è consentito significa tutto è Bello veramente allora tutto è bello? E bello allora anche un prendere a piene mani in maniera egoistica? Che immagine reale, ovvero in profondità ci da chi si pone in questo atteggiamento di gola carnale? Oppure facciamo un esempio relativo alla nostra Fede: qualcuno ha detto che la religione è loppio dei popoli e il rapporto con Dio sarebbe una forma di alienazione di chi non accetta la propria condizione terrena, e proietta in Dio le proprie frustrazioni per rassegnarsi e non affrontare i problemi sulla propria condizione sociale ed economica. Ma, se è vero che può accadere che il rapporto con Dio si sterilisca e diventi un oppio, perché vissuto solo come routine, che cosa mi hanno dimostrato i santi a partire da Nostro Signore? Risponde veramente a un criterio di Bellezza e Verità non credere in Dio, buono e onnipotente? Allora noi saremmo frutto del caso: ma un essere complesso come luomo, può essere frutto del Caso, o piuttosto di una Persona Divina, che è Dio? Che esempi mi danno di virtù e di attaccamento al bene quelli che portano avanti concezioni materialistiche, atee o agnostiche? E soprattutto in raffronto con i santi che sono vissuti fino ad ora, a partire da Gesù Cristo! E vero poi che la Speranza di una vita futura esclude la bellezza della vita attuale, pur nella sua imperfezione e finitezza? Ed è vero che la Speranza cristiana tarpa le ali ad un miglioramento della società, o piuttostospetta ai cristiani,singoli o associati, in particolare i laici, inserirsi intimamente nel tessuto della società civile, e () agire secondo una logica di servizio, con la maggiore competenza possibile, con attenzione costante alle persone, in particolare le ultime? (9) Mantenendo un atteggiamento aperto ma critico, mantenendo fisso lo sguardo in Dio nella preghiera, nel servizio, nellascolto della Parola, e nella crescita delle virtù, possiamo veramente aspirare ad essere più belli e ad instaurare un rapporto damore, proprio come due fidanzati con Dio, Nostro Signore.

(9) Catechismo degli adulti La Verità vi farà liberi, Parte terza, sezione seconda, capitolo 28, par.1

Fabrizio