La lebbra di Naaman e il cuore bambino

Quante volte ci capita di cercare noi stessi e la nostra volontà piuttosto il Signore e la Sua volontà?

Sul tema dell’abbandono è interessante analizzare la storia biblica di Naaman il Siro, un nobile pagano affetto dalla lebbra e guarito dal Signore attraverso il profeta Eliseo. Naaman inizialmente non comprende il comando del profeta che lo invitava a bagnarsi sette volte nel Giordano. E’ fermo sull’azione che è chiamato a svolgere e non sul suo significato…Egli attende un’azione straordinaria che sia secondo la sua volontà, aspetta la manifestazione della potenza di Dio. Ma i servi del nobil uomo gli ricordano che se il profeta avesse chiesto un impreso più gravosa, magari eroica egli non avrebbe esitato ad obbedire… Quale soddisfazione sarebbe stata infatti per lui ritornare al suo paese guarito dopo una dimostrazione del suo coraggio!

La forza disarmante della semplicità insita nel gesto indicato da Eliseo stupisce Naaman al punto da farlo dubitare, ma grazie ai servi Naaman prende consapevolezza che nella guarigione cercava se stesso, e rinunciando per qualche istante ai suoi progetti, alle sue aspettative, e alla sua posizione (al punto di ascoltare il consiglio dei servi) e decidendo di fidarsi purificando le sue intenzioni, decide di seguire il suggerimento del profeta e per sette volte si bagna nel Giordano. La sua pelle ci dice il Sacro Testo ritorna come quella di un giovinetto. A tornare “bambino” oltre alla sua carne è il suo cuore, che spogliatosi della sua potente etichetta si è reso capace di accogliere l’altro, di ascoltare e fidarsi… Questa è l’esperienza di fede che porta alla Sua conoscenza. Dio opera là dove trova accoglienza e non pretesa!

Vi è un brano del Vangelo in cui al posto di Naaman vi sono dei nazaretani, i quali però si fermano al primo step senza spingersi a fare il salto nella fede, rimangono ancorati nelle proprie strette posizioni….vogliono che Gesù dimostri la sua forza, provano ad addomesticarlo, a fare di lui ciò che essi vogliono. Ma Gesù si rifiuta, perché sa che le pretese non aiutano alla fede, anzi la uccidono. Naaman era lebbroso nella carne, questi nazaretani dimostrano di avere una lebbra ben più grave…quella dello spirito, hanno il cuore corroso, desiderano infatti che il Signore faccia ciò che essi vogliono. Il cuore di noi tutti si corrode quando facciamo la nostra volontà, anziché quella del Signore, quando vogliamo realizzare le nostre idee, vivere la nostra fede, accettiamo le nostre pretese…quando mettiamo noi stessi al centro della vita. Il cuore rimane giovane quando si fa docile alla novità, quando accetta le sorprese di Dio e vive in umile ascolto, col cuore sempre rivolto al Signore, pronto ad udire ogni sua quotidiana annunciazione.

Preghiamo

“ Mostrami Signore la tua via, perché nella verità io cammini, donami un cuore semplice che tema il tuo nome” (Sal 86,11)

Daniele