Ti ho scelto perchè sei debole

Nelle letture del giorno Gdc 6,11-24 e Mt 19,23-30, il Signore ci parla della Sua chiamata, soffermandosi in particolar modo su due aspetti di questa: il criterio di scelta (prima lettura), le conseguenze della scelta (Vangelo).

Primo aspetto il criterio di scelta

La prima lettura ci parla di Gedeone, un personaggio davvero singolare…

Perché vi starete chiedendo?

Perché è uno come noi, non un super-eroe, non un potente, né un guerriero, ma un uomo che “batteva il grano nel tino”, una persona semplice… La sua chiamata giunge inaspettata e improvvisa, sotto ad un terebinto…

Perché tra tanti uomini il Signore ha scelto proprio Gedeone, cosa aveva di speciale?

Gedeone, colui che sarà chiamato ad essere giudice del suo popolo e a liberare gli Israeliti dalla schiavitù dei madianiti, non ha proprio nulla di speciale, è un uomo povero, di famiglia povera, è lo stesso Gedeone a dircelo, quando con tono stupefatto si rivolge all’angelo che gli preannuncia la salvezza del popolo che verrà da lui: "Signore mio, come salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera di Manasse, e io sono il più piccolo nella casa di mio padre”.

Vedete com’è strano il modo con cui Dio sceglie i suoi strumenti per intervenire nella storia del suo popolo?

Gedeone è un debole, disprezzabile, dalla famiglia più povera e, in questa famiglia, il più piccolo!

Dio regolarmente sceglie i suoi strumenti in questo modo, tale criterio di scelta umanamente incomprensibile ha in realtà, nella sapienza divina, una spiegazione meravigliosa.

San Paolo in una delle sue lettere ce lo spiega chiaramente quando, parlando della sua vocazione che stimava in modo straordinario, osservava: "Abbiamo questo tesoro in vasi di creta", cioè portiamo queste grazie in condizione di debolezza, di infermità umana, "perché appaia che la potenza straordinaria viene da Dio e non da noi".

Questo è importante: che l'uomo non possa attribuire a se stesso ciò che in realtà viene da Dio.

A questo punto possiamo ricollegarci al Vangelo di Matteo, in cui Gesù ci parla della difficoltà che hanno i ricchi per entrare nel regno dei cieli. Cosa c’entra questa lettura, direte voi? C’entra se interpretiamo la ricchezza di cui parla Gesù, come una condizione di saturazione interiore che riempiendo il cuore di beni materiali ed egoismo impedisce al Signore di entrare e operare in esso i rpodigi del suo Amore.

Da qui l’importanza della povertà, prima di tutto spirituale, che permette al cuore di aprirsi in un umile e continuo rapporto d’amore con Dio, privo di egoismi e chiusure…che non lascia spazio alla superbia e pertanto permette a Dio di manifestare le sue opere e i suoi prodigi.

Il Signore dunque si serve di strumenti deboli ed inefficaci per produrre grandi opere, per manifestare con chiarezza che è veramente Lui ad agire…questo è un gran bene per l’uomo chiamato da Dio, perché se l'uomo si chiudesse in sé, nella sua superbia e nella vanagloria, non vivrebbe più nella corrente dell'amore di Dio, si separerebbe dalla fonte di ogni bene e si ritroverebbe isolato, senza vera gioia, senza vera pienezza. Invece, accetta una condizione umile, dimostrando di avere un cuore semplice e docile, allora può veramente ricevere tutta l'abbondanza della grazia divina.

San Paolo stesso lo ha esperimentato. Essendo provato, supplicava il Signore di liberarlo, e Gesù gli rispose: "Ti basta la mia grazia; la potenza si rivela nella debolezza". E' la regola per le opere di Dio.

Questo modo di fare di Dio lo ritroviamo, ritornando all’Antico Testamento, in un passo in cui Gedeone deve combattere i Madianiti. Egli, vedendo la loro forza, convoca tutti gli Israeliti; un gran numero viene per combattere: sono trentaduemila uomini. Cosa dice Dio? Dice: "La gente che è con te è troppo numerosa". Come mai troppo numerosa? I Madianiti sono molto forti, forse trentaduemila uomini non basteranno! Ma Dio dice di no, perché Israele potrebbe vantarsi e dire: "La mia mano mi ha salvato!". Quindi il Signore ordina a Gedeone di rimandare a casa prima tutti quelli che non si sentono troppo forti, troppo coraggiosi, che hanno qualche obiezione possibile. Rimangono diecimila uomini. "E’ ancora troppo", dice Dio. E allora propone una prova un po' speciale: vedere come questi uomini si mettono per bere l'acqua di un torrente. Trecento prendono una posizione insolita: proprio questi trecento sono scelti. Così il numero va bene, è abbastanza piccolo perché si manifesti la potenza e la grandezza di Dio.

Dio si manifesta pienamente nella nostra debolezza!!!

Questo cari fratelli è molto incoraggiante…e ci stimola a non avvilirci quando ci sentiamo deboli, incapaci, quando i nostri mezzi appaiono inadeguati per l'opera che ci è affidata, quando sopravvengono difficoltà da ogni parte, ostacoli che non siamo in grado, umanamente parlando, di superare. Poiché è proprio in queste povere condizioni che nella nostra vita si manifesterà in pienezza la grandezza di Dio…

Daniele