Comanda con una parola e il mio servo sarà guarito

La liturgia odierna ci invita a riflettere su tre punti, il potere, la fede e l’amore.

Nella prima lettura, San Paolo, precisa che i cristiani devono pregare in modo speciale per i governanti: "Per i re scrive e per tutti quelli che stanno al potere". I governanti hanno una responsabilità pesante, importante, li dobbiamo compassionare sinceramente, anche perché sono soggetti a tentazioni più forti degli altri uomini; un pensatore ha detto: "il potere corrompe", e il potere assoluto corrompe assolutamente; c'è un rischio tremendo per chi sta al potere, il rischio di abusarne a proprio profitto, per il proprio interesse. ll risultato naturalmente è l'ingiustizia che si diffonde liberamente. Per questo motivo è tanto necessario pregare per i governanti.

Anche il centurione del Vangelo è un uomo potente, dispone di schiavi e di sufficiente denaro per costruire edifici pubblici; ma come vedremo il suo comportamento farà di lui un vero e proprio esempio di fede.

Cos’è che distingue questo uomo potente dai tanti uomini senza scrupoli del suo tempo?

E’ sicuramente l’amore e l’apertura del cuore!

Dice la Scrittura: “Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro”. L’aveva molto caro…dunque gli voleva bene, lo amava e voleva fare il possibile per lui, non poteva permettere che quell’uomo che lo aveva servito fedelmente e aiutato in tante circostanze morisse sotto i suoi occhi senza che egli, uomo di prestigio, facesse qualcosa per lui…

Che il centurione sapesse veramente amare, lo si comprende anche dalla stima di cui egli gode presso il popolo ebraico, pur essendo pagano, “Egli merita che tu gli faccia questa grazia, dicevano, perché ama il nostro popolo, ed è stato lui a costruirci la sinagoga” Amato dunque per la sua premura, per le sue opere buone e per aver costruito una Sinagoga.

Amava il suo servo, amava il popolo che serviva, proprio per questo ha potuto conoscere l’Amore vero, Dio infatti è Amore e parla nell’Amore!

Il centurione ha solamente sentito parlare di Gesù, non lo ha mai incontrato..è bastato però il desiderio, ed ecco che la Parola, il Verbo di Dio fatto carne – Gesù – lo raggiunge!

A questo punto il miracolo nel miracolo, l’amore consente a Gesù di operare nel cuore del centurione il secondo miracolo…quello della fede.
Con umiltà e con fiducia il padrone mette il suo amato servo nelle mani della Vita, riconoscendo in Gesù la salvezza, la guarigione! Egli esprime parole di una bellezza rara, che non a caso entreranno a far parte della liturgia ecclesiastica: “Non son degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo non mi sono neanche ritenuto degno di venire da te, ma comanda con una parola e il mio servo sarà guarito”.

Che equivale a dire:
“Signore, tu sei veramente il Signore ed io non sono degno di te, non sono degno di stare alla tua presenza, di tutto l’amore che tu hai per me, ma io credo in Te e so che Tu sei la Salvezza, so che tu Sei la Guarigione e la Vita, tu sei il Salvatore…Ti prego non guardare alla mia miseria...di solo una parola, una soltanto e non solo la vita del mio servo, ma anche la mia sarà salvata”.

Quant’è stata grande la fede del centurione…così grande che la sua preghiera non poteva fare a meno di toccare il cuore di Dio; infatti nell’istante in cui pronuncia quella parole il servo guarisce.

La salvezza è entrata nella casa del centurione perché prima era entrata nel suo cuore…

Lasciamoci amare da Dio, toccare dalla Sua Parola e allora anche le nostre infermità saranno sanate e la luce della fede brillerà sempre più forte in noi.

Daniele